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IL BARBAGIANNI


 

 

Rapace notturno di medie dimensioni (lunghezza 35-40 cm), il Barbagianni differisce dagli altri Strigiformi italiani per la maschera facciale a forma di cuore e per il piumaggio che risulta più chiaro. Il volo è basso, agile e silenzioso, con battiti alari profondi e veloci.

Il canto del Barbagianni è un sibilante grido come un soffocato e stridente soffio.

A causa delle abitudini notturne non è facile riuscire a vedere un Barbagianni. La sua presenza è però rilevabile oltre che dalle particolari vocalizzazioni, anche dalla scoperta di tracce indirette: le “borre”, rigurgiti di materiale non digerito (ossa, peli, piume, ecc.) sono la testimonianza della presenza della specie nel sito di ritrovamento. Il Barbagianni è subito riconoscibile per il grande cerchio facciale a forma di cuore che utilizza come se fosse un grande padiglione, che gli serve per incanalare le onde sonore verso i canali auricolari, riuscendo a percepire anche il rumore dei passi di un topolino che si muove nell'erba. Raggiunge una lunghezza tra i 34 ed i 40 cm ed un'apertura alare di quasi un metro.

Le orecchie prive di ciuffo e le parti superiori sono di colore fulvo-dorato macchiettate di nero e bianco, mentre quelle inferiori sono di colore bianco o fulvo. Di colore bianco è anche il grande disco facciale cuoriforme, mentre gli occhi sono neri ed il becco bianco-rossiccio. Nelle femmine, di solito di dimensioni maggiori, i colori sono più cupi. E' un uccello stazionario nel vero senso della parola, ed in genere non intraprende neanche brevi escursioni. Non ha nemici e non teme l'uomo. Di notte percorre le campagne con un volo ondulato e leggero radente al suolo. Quando vola emette un grido rauco e spiacevole.  Dimora negli anfratti rocciosi o nelle crepe degli edifici, specialmente quelli abbandonati, nelle soffitte o tra le travi degli antichi edifici. Il periodo riproduttivo coincide con i mesi di aprile e maggio, ma a volte nidifica anche ad ottobre e novembre. Non costruisce un nido, si limita a deporre le uova in un luogo riparato e ben nascosto. La covata può contare da 3 fino a 9 uova, allungate, ruvide ed opache che la femmina cova per circa quaranta giorni. Il maschio provvede a nutrire la femmina durante la cova ed entrambi poi si occuperanno della prole, alla quale occorrono circa dodici settimane prima di spiccare il volo. Si sono verificati casi in cui i genitori hanno continuato a nutrire i piccoli catturati dall'uomo, se esposti in gabbie all'aperto. Il barbagianni esce di notte e occasionalmente anche di giorno a caccia di piccoli mammiferi ed uccelletti, in particolare si ciba di topi, ratti, toporagni, talpe e di grossi insetti,deglutisce la preda intera. Il Barbagianni è una specie che ben si adatta a territori antropizzati: utilizza spesso come siti di riproduzione ruderi, fienili, granai e vecchie masserie.

In genere una coppia occupa ogni anno lo stesso territorio, in caso di abbondanza di prede si possono costituire rade colonie formate da più coppie. Perchè i rapaci notturni hanno dischi facciali e visione frontale? Una evidente differenza tra rapaci diurni e notturni è proprio la conformazione della testa. Nei rapaci diurni gli occhi sono posizionati lateralmente al capo e la morfologia generale della testa risulta essere affusolata e snella. I rapaci notturni invece hanno testa tonda, grande e piatta: gli occhi sono posizionati frontalmente all’interno di una maschera facciale che è caratteristica di tutti gli Strigiformi. Si tratta di una struttura ampia e complessa, formata da fitte penne rigide disposte in più strati compatti, adatta a riflettere in modo efficace i suoni ad alta frequenza e nascosta sotto un fine piumaggio acusticamente permeabile.

La funzione è quella generale dei padiglioni auricolari: i dischi facciali raccolgono i suoni da un ampia porzione di spazio e li dirigono nelle aperture auricolari. Le aperture auricolari sono asimmetriche (caratteristica peculiare degli strigiformi!): in questo modo la raccolta dei suoni avviene in una porzione di spazio tridimensionale. Ottimi predatori, i Barbagianni, cacciano nella notte con l’ausilio del sofisticato udito coadiuvato dalla vista. Due sono le strategie di caccia utilizzate da questa specie: in caso di buona visibilità (crepuscolo, luna piena, area urbana, ecc.) il Barbagianni, da un posatoio situato in posizione dominante rispetto al territorio circostante, si avventa in picchiata, rapido e silenzioso, sulla preda; in caso di buio totale invece sorvola l’area di caccia calibrando il volo con una serie di “aggiustamenti”, fino a localizzare con precisione la preda e bloccarla a terra con gli artigli protesi in avanti. Quando l’uccello sente un rumore ruota immediatamente la testa nella direzione di provenienza (rotazione anche di 270°!!) così da avere la sorgente sonora di fronte ed ottimizzare l’eventuale ascolto successivo. La rotazione del capo consente inoltre all’animale di puntare gli occhi immobili sul bersaglio completando la percezione sensoriale della preda. In conclusione la testa del Barbagianni (e in generale di tutti i rapaci notturni) è un vero e proprio radar capace di percepire e discriminare i suoni della notte e individuare con esattezza le sue prede. Attraverso l’analisi dei resti ossei contenuti nelle borre è possibile identificare le specie predate dal Barbagianni. Vive in zone pianeggianti o collinari caratterizzati da ampi spazi aperti (prati, pascoli, aree coltivate, ecc.) che fungono da “area trofica”: siti di caccia preferenziali della specie.

 

 

 

Ricerche di Mario Cosciotti