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CARLINA ACAULIS


 

 

Il nome Carlina deriva da Carlo Magno che attribuì alla pianta il potere di curare la pestilenza, e sembra che lo stesso Linneo attribuisse e dedicasse tale pianta all'imperatore. Altri ipotizzarono un riferimento a Carlo V. In realtà appare più probabile una banale deformazione della parola carduncolos, diminutivo di cardo e il nome starebbe quindi, per piccolo cardo. Acaulis perché priva del gambo. A Cappadocia è conosciuta soprattutto come “rapa di montagna”.

 

 

Luoghi di crescita

 

Il genere Carlina conta di 28 specie annue in Europa. Carlina acaulis, comune in tutta Europa, è una pianta erbacea perenne e cresce nei pascoli magri calcarei della zona montana (500-2000m.). Il caule è breve o nullo di colore brunastro, le foglie rigide e grandi, lanceolate e pungenti, strisciano sul terreno a forma di rosetta. Le foglie sono pennato-partite a margine inciso-dentato. I fiori (luglio-agosto) tutti ermafroditi sono racchiusi in un grande capolino biancastro con sfumature porporine, circondato da brattee raggiate e fogliacee. I capolini floreali si chiudono come già detto, quando il tempo muta al peggio, ma comunque sempre nelle ore notturne, per poi riaprirsi al mattino successivo.

 

 

In cucina

 

Ricettacoli dei capolini si possono consumare in insalata assieme ad altre specie. Vengono anche cotti come i carciofi e sono considerati molto prelibati. Alcune ricette regionali la trattano come dolce, unendola a canditi, zucchero e miele. Sicuramente considerata da molti una vera delizia, ma ci sentiamo in dovere di richiamare la vostra attenzione ad una partecipata sensibilità ambientalista, si tratta di una pianta ormai molto rara e di grande bellezza, totalmente protetta in tutto il territorio nazionale e a tal fine vi preghiamo di considerarla, come un comune patrimonio, da tutelare e proteggere, nell'interesse supremo della preservazione della specie.

 

 

In cosmesi

 

Della carlina si utilizza la radice, raccolta in autunno ed essiccata nel forno, serve per curare influenza, aczema, acne e fegato, prostata, vescica, bronchite, e ritenzione di liquidi. Ha proprietà cicatrizzanti, diuretiche, diaforetiche, toniche, carminative, sudorifere, detergenti e digestive. Con le radici secche della carlina si preparano tinture alcoliche usate in casi di inappetenza. Il decotto di carlina (30 grammi di radici bollite per cinque minuti in un litro di acqua, zucchero quanto basta, una tazza due o tre volte al di' serve per curare il fegato. Un uso eccessivo della carlina può provocare vomito e diarrea, ed è quindi indispensabile che ogni trattamento terapeutico, venga effettuato sotto stretto controllo medico. Le brattee che circondano come un'aureola il grande capolino fiorale posseggono la proprietà di rinchiudersi nel caso in cui il tempo stia mutando verso il brutto. In montagna viene  utilizzato come rudimentale igrometro. Tanto che viene anche volgarmente  chiamata Carlina segnatempo e Hygrometre dai francesi. Le foglie secche o essiccate riescono a cagliare il latte. Sovente viene usata come pianta ornamentale nelle composizioni di fiori secchi.

 

 

 

MARMELLATA DI CARLINA ACAULIS

 

 

Tecnologia di lavorazione

 

In autunno si raccolgono i cuori di carlina nelle zone di alta montagna. Si puliscono come si fa con i cuori dei carciofi, di cui la carlina è un parente stretto. Si mettono in acqua e limone per impedire che scuriscano. Tagliati in piccoli pezzi si mettono a cuocere con lo zucchero e un bicchiere d’acqua. Quando la polpa è sciolta si passa al setaccio rimettendo sul fuoco fino a quando la purea non ha raggiunto la giusta consistenza. Ancora bollente si mette nei barattoli chiudendoli ermeticamente.

 

Descrizione

 

Purea di carlina cotta con lo zucchero, dal colore dorato e dal gusto particolare di carciofo dolce/piccante.

Calendario di Produzione: Autunno.

Da gustare, si usava come la mostarda.

 

 

 

Ricerche di Mario Cosciotti