La Ghiandaia ha dimensioni medie, forme raccorciate, becco più breve della
testa, piuttosto grosso e leggermente uncinato all'apice, coda quasi quadrata.
Il piumaggio folto e soffice è in entrambi i sessi di colore rosa-brunastro
nelle parti superiori, con sfumature grigie sul dorso e sulle scapolari;
groppone, sopracoda, sottocoda e ventre bianchi, remiganti primarie bruno-nere
macchiate di bluastro e bordate di biancastro
all'esterno, alula e parte delle
copritrici dell'ala azzurre barrate di nero. Il
becco è nero corneo e le zampe sono bruno pallide.
In volo, vista di sopra, si caratterizza per la coda nera, il groppone bianco,
le ali nere, bianche e azzurre; vista da sotto è
ben evidente il sottocoda bianco, il ventre e le
copritrici alari brunastri. Lunghezza cm 34-36,
Sia il maschio che la femmina possono raggiungere un peso massimo
di circa 192 grammi. Di indole sospettosa, ha un comportamento
piuttosto prudente e non ama apparire allo scoperto. Per gran parte dell'anno
è gregaria e tende a riunirsi in piccoli gruppi pur rispettando sempre una
certa indipendenza territoriale. E' un
uccello irrequieto, fra i rami si muove con una notevole agilità, ha un forte
timore degli uccelli rapaci, i quali non hanno difficoltà a prenderlo allorché
si trova a volare in luoghi aperti. Molto vivace e rumorosa, la ghiandaia ha
una notevole capacità imitativa e spesso, oltre al
suo normale grido che è un acuto e poco gradevole ree
ree, miagola come un gatto ed imita il verso della poiana. E’
arboricola e si sposta da un ramo all'altro con agilità, compiendo brevi voli
e anche grandi salti. Sul terreno saltella, ma in modo impacciato, come pure
impacciato è il volo nelle zone aperte, a lenti battiti d'ala che diventano
talvolta precipitosi in un procedere molto irregolare. La ghiandaia, grazie
all’innata abitudine di nascondere ghiande sottoterra per poter contare su una
dispensa alimentare nei periodi di scarsità di cibo (ha una straordinaria
memoria visiva e ritrova i semi anche sotto la neve), rappresenta un
particolare caso d’ eco-evoluzione fra animali e
piante: i semi in eccesso o dimenticati concorrono infatti alla dispersione e
alla diffusione delle piante nel bosco con evidente vantaggio anche per gli
uccelli che da esse traggono sostentamento.
Si ciba principalmente di sostanze vegetali, ghiande, frutti del faggio,
castagne, nocciole, bacche, frutti selvatici e coltivati, semi e granaglie) e
in parte d’insetti di grossa taglia e loro larve, di lumache, ragni, uova e
nidiacei di uccelli,
che divora senza pietà . Inoltre cattura tutti
gli animali di piccola taglia, compresi i roditori, gli insetti, le lucertole
piccoli mammiferi e rettili). Già nel mese di gennaio iniziano le riunioni
cerimoniali in gruppi su uno stesso albero. Le coppie si formano
in primavera , entrambi i sessi concorrono alla
costruzione del nido su grandi alberi, in genere tra i 2 e i 5 m. di altezza,
ma anche più in alto. Nel nido costituito da alcuni rami appena intrecciati e
tappezzato all'interno da piccole e morbide radici, fili d'erba e crini,
vengono deposte 5-6 uova bianco-giallognole o
verde-biancastre macchiate di bruno verso la fine di aprile o all'inizio di
maggio. Con la deposizione del primo uovo entrambi i
genitori si dedicano alla cova, che dura 16-17 giorni. I piccoli nascono dopo
sedici giorni e ne occorrono altri venti perchè
abbandonino il nido. Depone una volta all' anno.
Frequenta boschi, querceti, castagneti, pinete, zone coperte da fitta
vegetazione, margini di campi e frutteti prossimi ad aree boschive. In Italia
è molto diffusa nell’ Appennino centrale e in
Abruzzo. A Cappadocia è molto frequente ed è una
specie protetta.
Ricerche di
Mario Cosciotti