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Il 15 gennaio
mentre fiocca e neviglia,
successe a
Cappadocia un caso meraviglia
Mastrangelo si
chiama, quell’uomo di valore,
che a circa 70
anni morì cieco d’amore;
Con l’ armonica
in mano chiamò Ginevra bella
che a circa 50
anni ancora era zitella,
le disse con
affetto, io ti farò mia
e tu risponderai
alla mia fantasia,
Ginevra è
contenta e con le risa in bocca
gli disse tu sei
caro e guai a chi ti tocca.
Con trentamila
lire la vita l’assicura,
padrone signorina
finché il mondo dura;
Questo a me non
consta, ma l’ho sentito dire,
i debiti ha
pagato di settemila lire.
Son capo muratore
facevo l’architetto
è giusto ch’io
ritorni con una rosa nel petto;
A Mastrangelo il
muratore ci ha preso un gran calore,
e per la smania
dell’amore, non fà più tanto furore;
Con le sue
ciabatte in gomma
si riveste in
grande forma,
e poi col suo
bastone
si trasfuga in
quel portone;
Non è lui che
c’ha pressione
se la porta al
suo bastone!!
ma se quello fà
l’ inchino
resta brutto
poverino.
Si presenta
all’amorosa
tu sarai diletta
sposa,
non ti fò la
panduina
mi son scordato
di Paolina;
Quattro rose le
ho lasciate, cinque gigli accanto a se,
son nascosti frà
le spine or si beffano di me.
Za e za e za, la
gente vuol dir così
che li quatrini
del genio l’ hanno fatta invaghì.
Mastro Vincenzo
grida, papà lasciala andare,
sembra una cosa
brutta che mi fa’ vergognare;
al tocco dei
tamburi, si sveglia ogni campana,
ogni persona
arriva, sembra una cosa strana;
all’urlo dei gran
corni, risuonano tutti i tetti,
risposano i
vecchi, piangono i giovanetti.
Vincenzo
Maurizi
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