Grifone nei pressi di Cappadocia - foto di Lorenzo Rodorigo
Grifoni nei pressi di Cappadocia - foto di Lorenzo Rodorigo
Grifone nei pressi di Cappadocia - foto di Lorenzo Rodorigo
“Ho visto
i grifoni, per la prima volta, sei anni fa. Era Febbraio, come adesso, ma non
c'era la neve.
Lo ricordo bene quel freddo pomeriggio sulla strada che va da Cappadocia a Castellafiume e
taglia a metà i monti che proteggono la dolce e silenziosa Valle di Nerfa.
Ero in macchina e li ho visti volare su di me... Il
grifone non è un uccello che vola: il grifone "è" il volo.
E' talmente grande che riesce con difficoltà a decollare, ha bisogno di
sfruttare le correnti ascensionali calde per potersi librare.
Ma quando è in aria...
Non c'è nulla che possa paragonarsi al volo dei
grifoni. Sembra che cielo, vento e sole si uniscano a dare il massimo per
rendere spettacolari i volteggi, le spirali e le planate di questo vero,
immenso, signore dell'aria.
Chi non ha mai visto un grifone nel cielo non può
sapere veramente cosa sia il volo.
E come meravigliosi aquiloni viventi li vede
probabilmente mio figlio, che si diverte a controllare, ogni volta che andiamo
in quelle zone, se i grifoni sono sempre lì, su quelle rocce senza età, e
quanti sono.
Chissà se li vedremo ancora a lungo? Spesso li trovano a terra, senza vita,
avvelenati. Forse il mondo è troppo piccolo per animali così grandi e liberi.
Piccolo come il cervello di chi li uccide, e gioca crudelmente con un mondo che
è anche suo.”
Gabriele Ciutti (articolo pubblicato sul quotidiano Il Tempo, e
sulla “Rivista dei Parchi”)
Il Gyps Fulvus è il nome scientifico di un avvoltoio, il
grifone, che può raggiungere il peso di 9-10 chilogrammi e una
apertura alare variabile dai 240 ai 280 centimetri. Il piumaggio si
caratterizza per il colore bruno fulvo e per la punta delle penne di colore
nero. Caratteristiche sono le penne che ricoprono la testa: brevi, setolose e
biancastre. Le piume situate alla base della testa formano il tipico collare
che, nei giovani, ha un colore marrone e negli adulti bianco. Non esiste
dimorfismo sessuale e quindi maschio e femmina non sono
immediatamente distinguibili.
ABITUDINI:
E’ un animale gregario che
vive e si sposta in colonie numerose. Nei momenti di riposo e nella fase di
nidificazione è essenziale per il Grifone poter disporre di
pareti rocciose poco accessibili, circondate da praterie e pascoli con
disponibilità di cibo non indifferente.
LA RICERCA DEL CIBO:
Avvista il cibo, grazie
alla sua vista acuta, durante i voli di perlustrazione. I diversi individui, si
tengono in contatto visivo e, appena uno di loro avvista una carcassa e scende
a terra, gli altri lo seguono per andarsi a riunire in gruppo sul terreno e
partecipare tutti insieme al prelibato banchetto. Le
fonti di alimentazione sono carcasse di animali
selvatici (cervi, caprioli, camosci, cinghiali e altro) e animali domestici
(equini, bovini, ovini e caprini). Quindi, chiariamo una
volta per tutte, affermare che il Grifone arreca danno agli allevatori e
agli agricoltori è falso, perché, nutrendosi di animali morti, evita piuttosto
che si diffondano malattie e può considerarsi un vero e proprio “spazzino”
delle montagne.
LA COLONIA DEL MONTE VELINO:
E’ costituita da circa 80
esemplari. Il reinserimento ha avuto pieno successo, e grazie alla riproduzione
la popolazione è in aumento. Un ricercatore del Centro Studi ha confermato che
durante il controllo della colonia di grifoni è stato avvistato un esemplare
dotato di un anello di riconoscimento non usuale; un più accurato controllo
della tipologia dell’ anello e della sua sigla ha
permesso di identificare quell’ esemplare come un
Grifone proveniente dalla Croazia, a riprova delle lunghe distanze che riescono
a coprire questi rapaci. Questo Grifone “croato” è entrato a far parte a tutti
gli effetti della colonia del Monte Velino.
DA DOVE PROVENGONO:
Gli animali
liberati sul Monte Velino e nella Valle del Sagittario (tra Anversa degli Abruzzi e Scanno), provengono quasi tutti dai centri
specializzati di diverse località spagnole: Extremadura,
Catalogna, Navarra e Aragona, Castilla
La Mancha.
DURANTE L’INVERNO:
Durante l’inverno il clima sfavorevole rende
difficoltoso il reperimento del cibo da parte dei grifoni. Sono stati, quindi,
predisposti dei punti di alimentazione necessari per
garantire il cibo durante questo periodo dell’ anno. Gli stessi punti di alimentazione funzionano anche durante le fasi della
reintroduzione, per garantire il cibo in attesa che i Grifoni diventino padroni
del territorio. Queste attività, insieme a quella di
attenta sorveglianza del territorio, le si debbono alla presenza delle
strutture del Corpo Forestale dello Stato, coadiuvate da personale specializzato
e da ricercatori. Queste strutture, visto il successo della reintroduzione,
dimostrano di essere valide ed efficienti. Molto
influisce anche la motivazione e la determinazione di queste sentinelle della
natura: i Forestali e i ricercatori che con loro collaborano.
LA STORIA:
In Italia e
nell’Appennino centrale la specie si è estinta prima del diciannovesimo secolo.
Le cause sono diverse, dalle uccisioni dirette al prelievo dei giovani dal nido
per scopi alimentari. Un fattore determinante, poi, è
stata la diminuzione del pascolo brado e una maggiore sorveglianza del residuo
bestiame pascolante, per cui anche i capi morti difficilmente potevano essere
raggiunti dai grifoni. Quest’ ultimo aspetto, cioè la diminuzione del bestiame allevato a pascolo brado,
è strettamente legata ai profondi cambiamenti che, in Abruzzo, ha subito l’ economia tradizionale, un tempo
largamente basata, oltre che sull’agricoltura, sulla pastorizia.
IL FUTURO:
Per quanto riguarda il
futuro abbiamo accennato alla iniziativa del
reinserimento della specie, che procede con successo. Questo reinserimento fa
parte del “progetto grifone”, che segue a quello della reintroduzione del corvo
imperiale nell’ area del Monte Velino. Il “progetto
grifone” coinvolge il massiccio del Monte Velino e la Valle del Sagittario,
dove esistono delle condizioni favorevoli e delle similitudini con l’ area del Velino, per la quale si è passati dalla
liberazione dei primi esemplari, sei anni fa, alla situazione attuale che ha
visto la creazione di tre colonie di grifoni. Si può affermare che, visto anche
l’ interscambio di individui fra le varie colonie, gli
animali si sono inseriti molto bene nel contesto ecologico ed ambientale e, per
quanto concerne l’ incremento delle colonie nell’ anno 2000, si è ottenuto un
buon successo riproduttivo con l’ involamento di sei
giovani grifoni. Dal vicino Velino diversi esemplari
sono venuti a nidificare sul Monte Arunzo,
nei pressi di Petrella Liri e Cappadocia,
ed altri sono stati avvistati anche sui Simbruini.
ULTERIORI NOTIZIE
SUI GRIFONI:
La reintroduzione del Grifone nell’Appennino centrale
rientra nell’ambito di una serie di iniziative attuate
dal Corpo Forestale dello Stato finalizzate alla ricostituzione delle reti
trofiche naturali necessarie per il riequilibrio degli ecosistemi naturali. Gli
animali liberati sono quasi tutti esemplari prelevati nei centri specializzati
di varie località della Spagna (soprattutto Extremadura,
Catalogna, Navarra e Aragona, Castilla
La Mancha). Il “progetto grifone” ha riguardato, in tempi diversi, più di
un’area delle montagne d’Abruzzo (tra cui la Majella,
dove ora la specie è presente con una discreta popolazione). In questo caso,
oltre al massiccio del Monte Velino, il progetto ha coinvolto anche
la Valle di Nerfa a Petrella
Liri (Cappadocia) dove sul
monte Arunzo vive una colonia di circa venti
esemplari. Qui le condizioni ambientali sono favorevoli, e paragonabili a
quelle che sul Velino, e nelle aree limitrofe, hanno portato, nel giro di soli
sei anni dalla prima liberazione, alla creazione di tre colonie, con
interscambi di individui tra le colonie stesse. Gli
animali si sono ben inseriti nel contesto ecologico ed
ambientale, con un buon successo riproduttivo. Tra gli elementi di valutazione
presi in esame per l’avvio del progetto hanno avuto particolare rilievo: le
condizioni ambientali, ritenute pienamente rispondenti alle esigenze della
specie, come hanno confermato, tra l’altro, vari autorevoli esperti anche di
fama mondiale che hanno visitato le zone del Velino (p.e. D. Huston); l’allevamento di numerosi capi di bestiame
domestico, diversi dei quali tenuti allo stato brado per tutto l’anno; la presenza di discrete popolazioni di ungulati selvatici, tra i quali il cinghiale ed il cervo;
* la presenza
del lupo, che preda gli ungulati selvatici, ed a volte il bestiame domestico,
lasciandone spesso abbondanti resti, e favorendo in ciò le possibilità
alimentari del grifone;
* l’esistenza di
una valida rete di aree protette, all’interno delle
quali i grifoni godono della tranquillità e della protezione necessarie. Infatti si hanno segnalazioni certe e ripetute circa
l’avvistamento di grifoni dal Gran Sasso fino al Monte Marsicano,
dai Simbruini laziali ai Monti Lepini
e sulla Majella;
* la presenza di
valide strutture di gestione del Corpo Forestale dello Stato che, oltre ad
esercitare un’attenta sorveglianza del territorio, cura anche, con personale
specializzato, la gestione dei punti di alimentazione,
necessari per garantire quella disponibilità alimentare che è indispensabile
per favorire la formazione di colonie numerose ed evitare una esagerata
dispersione.
* Avvoltoio di grandi
dimensioni, inconfondibile per le sue caratteristiche peculiari, sia in volo
che a terra. Può raggiungere la
lunghezza di 105 cm. e un peso di 6-7 kg. Le ali larghe e lunghe,
con le remiganti primarie "aperte", che formano delle estremità
arrotondate, coda quadrata e corta, fanno si che il grifone
sia ben distinguibile dai suoi congeneri per la silhouette del volo. È il più
grande uccello d'Italia: ha un'apertura alare che può raggiungere i 250 cm e
questa caratteristica gli permette di sfruttare in modo eccezionale le
correnti, che gli consentono di veleggiare a lungo senza grande
dispendio di energie (può raggiungere anche i 5000 m di altezza). Ha una vista
così acuta che gli permette di distinguere un topolino fermo da 1000 metri di altezza. Il colore predominante del piumaggio negli
adulti è il grigio-sabbia, più scuro superiormente e pallido nelle parti
ventrali. Le remiganti primarie e le timoniere sono nere. Le parti inferiori
delle ali sono caratterizzate da barre chiare. La testa e il collo sono
"nudi", essendo ricoperti solo da un piumino biancastro, con un
collaretto di poco più scuro, che costituisce uno degli elementi
caratterizzanti per il riconoscimento di questa specie. La mancanza di
piumaggio intorno alla testa e al collo, si giustifica, pare, con le abitudini
alimentari di questo uccello
che è quella di divorare le interiora delle carcasse di animali senza
insudiciarsi le piume; Si nutre preferibilmente dei cadaveri di grossi
mammiferi (evitando accuratamente di avvicinarsi ad animali vivi), che vengono
ricercati in volo con la collaborazione di diversi individui: vari grifoni
esplorano singolarmente porzioni diverse di territorio, rimanendo in continuo contatto
visivo tra di loro; Gli è molto utile il becco uncinato per lacerare la pelle
delle carcasse di cui prima dilania con il becco le interiora, poi la carne e
infine la pelle; Quando un gruppo di grifoni giunge sulla carogna, non c’è
spazio per nessun altro, nemmeno per altri avvoltoi. Per impressionare ed
allontanare i rivali, il grifone utilizza svariate
posture (gonfia il piumaggio, abbassa il collo e saltella sulle zampe) ed
emette dei gracidii, dando luogo a delle vere baruffe in prossimità della
carogna. Il grifone è un uccello gregario. Così come va alla ricerca del cibo
in gruppi più o meno numerosi, anche la nidificazione avviene in colonie.
Raggiunta la maturità sessuale a 4-5 anni, fra la fine di gennaio e marzo,
iniziano le parate nuziali della coppia che consistono in lenti volteggi con
picchiate verso il nido, la femmina depone un solo uovo, in genere di color
bianco ma raramente può presentarsi anche macchiato di rossiccio, all'interno
di un rozzo nido costituito da pelo, pelli e rami spezzati grazie al suo
robustissimo becco, costruito su alti dirupi, in piccole nicchie, grotte e
anfratti rocciosi per proteggersi dal caldo cocente se esposto a sud. Il nido è
spesso posto nelle vicinanze di altri nidi.
L'incubazione viene effettuata da entrambi i genitori
e dura 54 gg. circa. Il piccolo alla nascita è ricoperto di piumino bianco e
nutrito con cibo parzialmente digerito; solo più tardi i genitori provvedono ad alimentarlo con pezzi di carne che trasportano
immagazzinata nel gozzo. Il piumaggio viene completato
in circa 70 giorni e il primo volo può avvenire a 3-4 mesi, ponendo
un'incognita e una seria ipoteca sulla sopravvivenza del giovane grifone,
considerata la posizione in cui si trova il nido, cioè su alte pareti spesso a
picco sulle rocce. Può avvenire infatti che una
manovra maldestra, oppure un errore nella valutazione della direzione del
vento, facciano precipitare il malcapitato. La sopravvivenza di questi uccelli
è legata alla presenza in ogni periodo dell'anno, di mandrie o greggi allo
stato brado. Dalla morte di alcuni capi di questi
erbivori, non rimossi né sotterrati dall'uomo, traggono la loro esistenza
questi rapaci. Considerato il basso successo riproduttivo ed il fatto che le
coppie non si riproducono tutti gli anni la specie
risulta particolarmente sensibile.
INDIRIZZI UTILI
(emergenze grifoni)
• Comando Staz. Forestale di Cappadocia
Petrella Liri
• Comando Staz. Forestale di Magliano de’ Marsi
via S. Martino 10 - tel. 0863/517388
• Corpo Forestale dello Stato – min. Agricolt.e
Foreste
Via Nomentana
26 - ROMA - tel. 06/4824765
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