L’Istrice è un grosso roditore lungo 50-70 cm, corpo goffo e
massiccio con testa grossa, occhi piccoli, mobilissimi ma con capacità visiva
molto ridotta. Piedi provvisti di 5 dita terminanti
con forti unghioni. Mantello scuro tendente al nero, sul
capo e sul collo sono presenti lunghe setole flessibili bianco nere,
che formano una criniera erettile.
Il dorso è ricoperto di lunghi aculei
cornificati rigidi e appuntiti, la parte inferiore del corpo invece, presenta
un pelame di color bruno scuro. E’ il più grande
rappresentante di questo gruppo della fauna italiana. Diffuso in tutta
l’Italia si trova anche sull’Appennino abruzzese quindi anche a
Cappadocia. Molti studiosi ritengono che l’istrice
stato sempre presente in Italia, ma che le popolazioni originarie si siano
estinte con le Glaciazioni, e che la specie sia stata
nuovamente introdotta dai romani che ne amavano le carni saporite. Ben
conosciuto per gli aculei lunghissimi che ne ricoprono il corpo, l’istrice
vive nei boschi e nelle campagne.
Si nutre di una grande varietà di piante, tuberi,
radici, nonché di piante e ortaggi; grazie ai suoi denti aguzzi si impossessa
del cibo e si nutre trattenendolo tra le zampe. Poiché
si procura il cibo razziando i campi coltivati, è per questo motivo che ha
portato questo splendido animale ad essere spesso odiato dai coltivatori.
Strettamente notturno, l’istrice vive in grandi tane sotterranee dotate di
molte camere comunicanti e più entrate; la cosa straordinaria è che spesso
condivide il sistema di gallerie e di camere con tassi o volpi: queste società
multi specifiche sono ancora in via di studio.
Se non disturbate, gli istrici occupano la tana
anche per lunghi periodi e spesso, in corrispondenza degli accessi alla tana,
si osservano dei cumuli di terra di scavo, aculei e avanzi di cibo. Di
frequente, tra questi avanzi, si trovano ossa e corna di mammiferi
rosicchiati: questa è una loro necessità, in quanto essendo roditori devono
usurare i propri denti incisivi su un substrato duro.
Nelle fasi di corteggiamento nuziale il maschio e la femmina si leccano
reciprocamente, a lungo e in tutte le parti del corpo, stando stretti l'uno
all'altro e facendo fremere e risuonare la coda. La femmina dichiara la
propria disponibilità all'accoppiamento ribaltando e battendo la coda sul
dorso in un atteggiamento inequivocabile. L'accoppiamento è breve e non supera
i cinque o sei secondi.
La gestazione si aggira sui due mesi e si possono avere anche due parti
all'anno. I giovani vengono
alla luce ben sviluppati e con gli occhi aperti, nel profondo della
tana su di una semplice lettiera di erbe e di foglie; al momento della nascita
presentano aculei morbidi e flessibili, che si induriscono rapidamente fino a
raggiungere la consistenza definitiva in una decina di giorni. Sono molto
precoci, e già una settimana dopo la nascita fanno
le prime uscite dalla tana insieme alla madre. Entrambi i genitori prestano le
massime cure alla prole, restando per molto tempo in loro compagnia
difendendoli con veemenza da eventuali attacchi e leccandoli affettuosamente.
Durante l’inverno non cade in letargo, anche se spesso passa lunghi periodi
nella tana senza uscirne e consumando le riserve accumulate sotto forma di
grasso nel proprio corpo.
La caratteristica principale dell’istrice sono gli aculei, che non sono altro
che peli modificati nel corso dell’evoluzione a scopo di difesa; gli aculei,
bianchi e neri, sono di tipi diversi a seconda della
loro posizione sul corpo: corti lungo i fianchi, lunghissimi, fino a 40 cm,
sul dorso, finissimi e più simili a setole sul collo e sulle spalle. In caso
di pericolo l’istrice alza tutti gli aculei, normalmente abbassati, grazie ad
una particolare muscolatura sottocutanea e li fa
agitare velocemente: questo movimento, grazie anche alla struttura particolare
di alcuni aculei tozzi e cavi del dorso, produce un rumore sordo e minaccioso
che ha la funzione di spaventare i possibili predatori. La capacità di
lanciare gli aculei verso il rivale è in realtà una leggenda, anche se con un
fondo di verità: è infatti possibile che mentre
l’istrice minacciato agita le spine, alcune si stacchino casualmente,
schizzando via e facendo credere ad un'azione volontaria dell’animale. Se
questi ancora non si spaventano, l'istrice volge le terga e rincula verso di
loro procurandogli serie ferite, dovute alla
pericolosa capacità penetrativa dei suoi aculei, che possono raggiungere anche
i dieci centimetri di profondità.
Attualmente
l’istrice è un animale comune, ma a causa della caccia illegale (ancora oggi
le sue carni sono apprezzate) e degli incidenti con le autovetture sono
parecchi gli individui che purtroppo vengono a mancare.
A causa
delle sue abitudini notturne, non è facile osservarlo nel suo ambiente
naturale: è molto frequente invece trovare le sue
tracce: le caratteristiche impronte con gli unghioni ben in vista, le entrate
delle tane, e gli aculei, che vengono perduti di frequente lungo i loro
sentieri tra gli arbusti. Essenzialmente
terrestre si rivela buona nuotatrice all'occorrenza. Nella caccia è solitaria.
E' specie protetta anche in Abruzzo.
Ricerche di
Mario Cosciotti