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A testimonianza dell’importante ruolo
avuto per decenni, è stato inaugurato il primo “Monumento al Mulo”che - nella sua naturalezza - racconta ai giovani, ma anche ai turisti, le tradizioni, il duro lavoro, l’anima “cocciuta” degli abruzzesi.
Il 19 agosto 2009 a Cappadocia
(Aq) è stato inaugurato il “Monumento al Mulo”. L’insolita cerimonia, promossa dall’Amministrazione comunale, è
avvenuta in Largo Vittorio Veneto, alle ore 11,30.
Perché fare un monumento al
mulo? A prima vista, la scelta di realizzare un monumento in onore di un
animale così bistrattato, genera ilarità. Ma, da un’analisi più profonda
dell’area marsicana si comprendono le
ragioni di una tale scelta. Vediamo quali.
Il mulo, infatti, è stato per
decenni un protagonista di questi paesi: un vero e proprio “membro di
famiglia”, da accudire e vezzeggiare come un figlio. E in epoche in cui le
fonti di reddito erano scarse, avere un mulo era come avere un “titolo di studio”: una chance
concreta verso il mondo del lavoro.
«Grazie alla presenza di questo
animale, molte delle famiglie di Cappadocia e dintorni, sono riuscite, non solo a vivere,
attraverso il trasporto e la vendita del legname, ma a migliorare la propria
condizione economica e sociale», spiega Bruno
Murzilli, sindaco di Cappadocia.
«Per celebrare, quindi, questo prezioso compagno di vita – prosegue il primo
cittadino - il Comune di Cappadocia ha deciso di realizzare un monumento,
interamente in bronzo, che rappresenti e custodisca la memoria e l’identità
dei suoi abitanti».
L’opera è stata creata dal
maestro Francesco Marcangeli di Carsoli dopo che, nei
mesi scorsi, un’apposita commissione, composta da ex mulattieri, aveva
esaminato tre bozzetti e scelto con cura il progetto da eseguire. «Creare
questa scultura è stata assolutamente una sfida da diversi punti di vista –
precisa Marcangeli - poiché il mulo è un animale che ha caratteristiche miste
del cavallo e dell’asino che vanno realizzate in modo armonico, senza
scivolare in un eccesso dell’uno o dell’altro». L’altra difficoltà è stata la
realizzazione del carico di legna. «Anche in questo caso – prosegue il
maestro - ci sono modalità precise nel montare le corde sull’animale.
Insomma, un’esperienza unica che mi ha obbligato a respirare l’atmosfera di
questo duro lavoro del passato». La scultura
è lunga 2,20 metri e alta 1,50 metri (al garrese). In pratica, circa 1
metro e 80.
Molte le personalità presenti
all’inaugurazione: l’onorevole Marco
Marsilio; Daniela Stati, assessore alla Protezione
civile e all’Ambiente della Regione Abruzzo; Angelo Di Paolo, assessore ai Lavori Pubblici
della Regione Abruzzo; Dino Rossi,
sindaco di Tagliacozzo (Aq); Mario
Mazzetti, sindaco di Carsoli (Aq); Aurelio
Maurizi, sindaco di Castellafiume (Aq); Italo Taccone, presidente della Comunità montana Marsica 1; Pino Angelosante, sindaco di Ovindoli
(Aq). Presente per un augurio e un saluto anche monsignor Don Ezio Del Grosso. La cerimonia è
stata presentata da Luca Di Nicola,
noto presentatore di Unomattina (Rai1).
Chi erano i “mujari”
Grazie ad mulo, nei decenni
passati, si poteva diventare “mujaro”,
vale a dire “mulattiere”,
intraprendendo così il mestiere più caratteristico e diffuso a Cappadocia
agli inizi del 1900. Anche se il mulo richiedeva un costo di mantenimento
elevato rispetto alle possibilità economiche di allora e possedere un mulo
significava anche rinunciare al reddito prodotto da una mucca, vale a dire
latte, formaggio e vitelli.
Un mulattiere conduceva
generalmente un gruppo di cinque muli detto in dialetto locale “ ‘mmasciata” e trasportava
legna da ardere, carbone, traverse ferroviarie, fascine ed anche tini pieni
d’uva nel periodo delle vendemmie. In passato, alcuni mulattieri hanno
lavorato anche per il trasporto di materiale per la costruzione di tralicci
elettrici in zone impervie, e altri hanno trasportato materiale per le
miniere. La maggior parte delle
attività erano comunque legate ad esigenze di trasporto a carattere
stagionale e i mulattieri si trasferivano spesso nelle zone dove era
richiesto il loro lavoro, assumendo così caratteristiche quasi nomadi. Un
esempio di quanto detto era il lavoro di trasporto del legname, abbattuto
durante i periodici tagli dei boschi nel territorio circostante o, talvolta,
in altre regioni d’Italia, ad esempio in Toscana.
Seguono alcune foto che ritraggono i momenti salienti della cerimonia d'inaugurazione.
Una rappresentanza degli alpini schierata accanto al monumento
Le donne in costume (gruppo folkloristico di Cappadocia)
Al centro, il Sindaco di Cappadocia Bruno Murzilli insieme alle altre
autorità
Monsignor Ezio Del Grosso, che ha benedetto il monumento al mulo
Il monumento viene scoperto
Ecco l'opera, il mulo in bronzo, realizzato dal Maestro Francesco Marcangeli
di Carsoli
Il Sindaco Bruno Murzilli prende la parola
Angela D'Ascenzi e i mulattieri che hanno scelto, lo scorso anno, il bozzetto
dal quale è stato realizzato il monumento
Il Maestro Francesco Marcangeli, che ha realizzato il monumento al mulo
La dott.ssa Scerrini che ha pubblicato una tesi sul mestiere del mulattiere
Il Presidente della Comunità Montana Marsica 1
L'Assessore della Regione Abruzzo Daniela Stati
Rinfresco finale per tutti
Foto di Alessandro
Fiorillo e Massimo Santoni
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