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Nelle osterie
di una volta spesso si assisteva a dialoghi canori tra abili declamatori in
ottava rima, più o meno come sta succedendo qui
appresso:
Aspetto che mi
metti la cavezza
e
mi riporti su per quei sentieri
per
ricordar la dolce giovinezza
volata
via, come se fosse ieri.
Un vecchio sogno
sempre ci accarezza;
lascia
che per un poco esso si avveri:
saltami in groppa, su, voliamo via
sulle
ali dolci della fantasia.
Amico mio,
compagno della vita,
noi
due ormai non siamo più di moda;
la giovinezza che se n’è fuggita
non
la puoi trattenere per la coda.
Ben poco m’è
rimasto tra le dita
e
seppur poco, è ben ch’io me lo goda,
ché l naturale volger degli eventi
sta
travolgendo muli e sentimenti.
No, i sentimenti
no, chi puo toccarli
chiusi dentro di noi ben custoditi!?
Neppure il tempo
e, tantomeno, i tarli
li
renderanno fragili e sbiaditi.
Questi amici non
puoi dimenticarli;
appena
visti, noi ci siam capiti
e
ho rivissuto un’epoca felice
sopra
una bianca e splendida fattrice.
Per evitare il
rischio della noia
voglio
restare in mezzo alla natura.
Le bestie sono
sempre una pastoia
ma
non è questo che mi fa paura.
Posso mostrare a
questo mondo boia
che
il mulattiere c’ha la pelle dura;
e se la mia è piu forte di una scorza,
ringrazio
sempre Dio che mi da forza.
Gerardo Rosci
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