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ALMANACCO di PaginaInizio.com

 

 






AL MIO PAESE NATALE


 

I belli ed intensi versi che seguono sono testimonianza dell’affetto che lega il cappadociano alla sua terra, pur lontano nei luoghi dell’emigrazione, o nei vari fronti di guerra, il ricordo e la nostalgia tengono desto l’amore per il proprio paese...

 

 

 O Cappadocia mia quanto sei bella

dai verdeggianti boschi sei adornata

delle sorgenti Liri sei la stella

sia benedetto il dì che tu sei nata.

 

Tu sei un posto di villeggiatura

per l’aria fresca non c’è paragone

tu sei lo specchio di madre natura

chi ti conosce ti può dar ragione.

 

Io ti ricordo sempre con affetto

la fiamma ardente dell’età novella

tu sei rimasta sempre nel mio petto

del firmamento sei la meglio stella.

 

Sono stato quasi sempre a te lontano

salpando i mar ed immensi deserti

pareva come stringerti la mano

pareva come sempre rivederti.

 

Per tanti anni in quelle sabbie ardenti

restando privo d’acqua e di frescura

e posso dir da mille patimenti

era così diversa la natura.

 

Ma quando al mio paese ripensavo

ricco di laghi, fonti, fiumi e boschi

l’animo mio sempre più fiaccavo

perché languivo in quei luoghi loschi.

 

Non c’era acqua né vegetazione

ma aria afosa e clima logorante

a tutti avremmo fatto compassione

come nella partenza l’emigrante.

 

Uscito dal deserto insidioso

son ritornato a Cappadocia mia

con quell’orgoglio sempre tanto ansioso

respiro finalmente l’aria mia.

 

E’ l’aria dei monti fresca e pura

da secolari faggi ossigenata

è l’aria che ci dà madre natura

è l’aria che non va dimenticata.

 

Io penso a chi l’oceano ha salpato

ricorderà la Cappadocia sua

non posso dir che avrà dimenticato

il bene e il male e la famiglia sua.

 

Io grido sempre “viva il mio paese”

benché è da anni che ci sto lontano

non faccio né l’inglese né l’indiano

ma dico a tutti son cappadociano.

 

Se a questi versi miei qualcuno brinda

che voglia riconoscere il paesano

son Peppinitto della fu Clorinda

che vi saluta e vi stringe la mano.

 

 

Giuseppe Cosciotti

 




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