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La Fiaccola
sotto il moggio è una tragedia che Gabriele D’Annunzio ha scritto nel 1909
ed è ambientata nel paese di Anversa degli Abruzzi, non lontano da Sulmona,
tra le mura della “casa antica dei Sangro”.
Vi si narrano
le vicende della decaduta famiglia aristocratica dei Sangro, in un periodo,
esattamente tra il 1814 e il 1825 (durante il regno di Ferdinando I di Borbone),
in cui il potere dei feudatari del mezzogiorno viene travolto e demolito
dall’ascesa della borghesia e dal susseguirsi degli eventi.
In un passo
del dramma, qui riprodotto, viene citata Cappadocia, dove il “vàte”,
nato a Pescara, si è più volte recato per “gite di piacere” (Gabriele
D'Annunzio dimorò a Cappadocia nell'estate del 1889, nel Borgo Orto Pompilio,
per rinvigorire la salute minacciata dall'asma), attratto dalle bellezze
naturalistiche e paesaggistiche del posto, ammirato e stregato dai “boschi di
castagni”, dalle “sorgenti fredde del Liri tra i macigni”, dalla purezza
dell’aria che “si respira bene”, e dal profumo, che par di sentire, di
lavanda…
Voglio andare
a Cappadocia
dalla zia
Costanza.
Mettimi sul
mulo che sa la strada.
Ah come si
respira bene
nei boschi di
castagni!
Voglio ancora
il mio schioppo
e i miei cani
pezzati, bianchi e neri,
bianchi e
falbi;
e quei belli
occhi franchi,
e quelle
orecchie belle come il velluto;
e le sorgenti
fredde del Liri
tra i macigni,
dove scendono
e salgono le
donne
con le conche
sul capo;
e quella
stanza bianca dove si dorme
in pace tra
l’armadio e il canterano
che stanno
cheti senza chiacchierare
e sanno di
lavanda.
Voglio tornare
là.
Da La fiaccola sotto il moggio
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