|
Sembra strano ma è proprio così!
Malgrado l'apparente goffaggine, il riccio è un animale molto agile ed è anche
in grado di arrampicarsi. Esso vive anche nei boschi di Cappadocia misura dai 20
ai 30 centimetri. Il suo habitat è rappresentato dai boschi di castagno, ad
altitudini non molto elevate, anche se è frequente trovarlo anche nelle campagne
e nei parchi cittadini. Ha un muso appuntito, occhi
piccoli, zampe corte e coda vestigiale non visibile all'esame esterno
dell'animale. E' un animale solitario che vive
soprattutto di notte e trascorre la giornata nella sua tana. Durante il
giorno i ricci si nascondono nelle siepi e in terreni boscosi mentre di notte
emergono dai loro nascondigli per cacciare. Si nutrono di insetti, vermi, rane,
serpenti, topi e uova di uccelli. Durante l'inverno i ricci i vanno in letargo,
ma il loro sonno non è profondo e occasionalmente si svegliano ed escono dai
loro nidi di foglie secche per cacciare. Fra giugno e settembre la femmina del
riccio partorisce una o due nidiate, ciascuna composta in media da un minimo di
4 a un massimo di 8 piccoli. I ricci appena
nati hanno già gli aculei; ma questi, per non ferire la madre, sono molli ed
elastici e nascosti sotto la pelle rigonfia del dorso. Il riccio ha
udito e olfatto finissimi: sembra sia in grado di percepire anche ultrasuoni.
Quando si sentono minacciati si arrotolano su se stessi formando una
palla, grazie all'azione di potenti muscoli che partono dalla testa e dal collo
prolungandosi sui fianchi fino al posteriore. In questa posizione gli aculei
proteggono tutto il corpo.. Il riccio ha molti
nemici: volpi, martore, gatti e, soprattutto rapaci notturni come il gufo. E’
prevalentemente insettivoro, ma spesso compie incursioni nei giardini per rubare
il cibo degli animali domestici. Una curiosità: spesso il riccio produce bolle
di saliva che sputa sugli aculei. Non si conosce ancora il reale significato di
questo gesto. E’
addomesticabile ed è un acerrimo nemico delle vipere di cui è insensibile al
veleno. In alcune zone dell’Italia purtroppo è ancora cacciato per la carne.
Ricerche di Mario
Cosciotti
|