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di Alessandro Fiorillo
Quante volte gli escursionisti,
che si sono cimentati nell’impegnativa scalata del Monte Velino, si sono fermati
per ristorarsi, per pernottare, o anche soltanto per una breve pausa, nel
Rifugio Sebastiani? Tante. Ma chi è il personaggio al quale il rifugio è stato
intitolato diversi decenni fa?
Ecco un breve excursus
sulla breve ma intensa e appassionante storia della vita di Vincenzo Sebastiani.
LE PRIME IMPRESE
ALPINISTICHE
Vincenzo era nato a Roma il 26
ottobre 1885 da Ettore e Gaetana Manari. Fin da bambino si appassionò a tutti
gli esercizi sportivi, preferendoli a qualsiasi altro passatempo, e mettendo fin
dal principio in luce le sue doti atletiche. Negli anni dell’Università unì,
alla brillantezza e agli ottimi risultati che conseguiva negli studi
ingegneristici, un notevole impegno soprattutto sotto il profilo sportivo e
sociale. Fondò “L’unione giovanile per la moralità”, allo “scopo di opporsi
alla sfrenata licenza giovanile, combattendola con la rivista La Vita” (1),
ma principalmente con l’esempio della sua instancabile attività nelle più
disparate discipline sportive.
Fu abilissimo nuotatore della
“Società Romana di nuoto”, con la quale prese parte a diverse gare nel Tevere.
Fu ciclista, socio della “Audax”, con la quale vinse una corsa di 400 km. Fu
motociclista esperto ed utilizzava le ore libere per istruttivi o dilettevoli
viaggi in moto, soprattutto verso l’Abruzzo, regione che amava particolarmente
per gli ambienti ancora selvaggi, la natura incontaminata e, soprattutto, per le
montagne.
Era infatti, la montagna, la
sua più grande passione. “Egli soleva dire che sulle alte cime dei monti i
pensieri divenivano più puri, più spirituali” (2). Consigliere del “Club
Alpino Italiano”, fu anche primo delegato in Roma del “S.U.C.A.I.” (3),
associazione di studenti universitari aggregati al “C.A.I.” . Con gli studenti
del S.U.C.A.I. fu autore di mirabili scalate su alcune delle maggiori cime della
catena alpina, e in un congresso di giovani alpinisti tridentini rischiò di
finire, per la foga e la passione del suo discorso, nelle unghie della polizia
austriaca. Sempre sulle Alpi, in Val d’Aosta, fu autore, insieme ad altri due
giovani studenti, di una mirabile impresa, riuscendo a recuperare, passando per
una via mai esplorata prima, gli oggetti e i reperti personali appartenuti ai
giovani fratelli Segato, alpinisti e figli di un generale dell’esercito,
precipitati, nel corso di un escursione, dalla cima del Monte Grivola (4).
Ma l’attività alpinistica di
Vincenzo Sebastiani volgeva verso nuove mete. Nel 1906 aveva infatti ricevuto in
dono gli allora quasi sconosciuti “Ski” (5). Iniziò così, insieme ad un gruppo
di amici universitari, ad esercitarsi in questa nuova disciplina sportiva,
presso i campi di neve dell’Abruzzo. Divenuto ormai “skiatore” provetto,
partecipò nel 1912 a Cappadocia (AQ) alle gare di “Ski” indette in occasione del
“Congresso delle Società Abruzzesi”, e a Roccaraso (AQ) in quelle promosse dallo
“Ski-Club”, dove vinse varie gare di velocità e di salto. Nel 1913 fondò il
“Gruppo Romano Skiatori”, di cui fu eletto vice-presidente, e stabilì ad
Ovindoli (AQ) la sede del gruppo.
Nel frattempo, già dal 1910,
Sebastiani s’era laureato in Ingegneria Civile nella “Regia Scuola di
Applicazione di Roma”. Da ingegnere, altrettanto attivo che come sportivo,
condusse diversi lavori, tra i quali: la costruzione della conduttura d’acqua
potabile di Amatrice, il risanamento igienico della città di Leonessa, la
costruzione, sempre in questa città, della centrale elettrica che illuminò la
località e i suoi dintorni. Diresse alcuni lavori anche a Roma.
Il 5 agosto del 1914 venne
assunto, con la qualifica di sottocomandante, al Corpo dei Vigili del Fuoco di
Roma (6), dove si distinse fin da subito per la professionalità e le doti
fisiche e atletiche.
IL TERREMOTO NELLA MARSICA
Il 13 gennaio 1915 una
fortissima scossa di terremoto distrusse Avezzano e molti paesi della Marsica.
Il Sebastiani, quel giorno, si trovava a Leonessa, e intuì che da Roma sarebbero
state inviate delle squadre per coordinare e partecipare ai soccorsi. Cercò fin
da subito di rientrare in Roma, ma la situazione dei trasporti, causa lo
sgomento generale, fu subito molto precaria e non riuscì a partire.
Il Sebastiani non si perdette
d’animo, e anche in questo caso, per raggiungere la stazione ferroviaria più
vicina, si gettò in un’impresa ardita. Indossò le sue scarpe da alpino, le armò
degli “ski”, e giù di corsa “skiando” per le pendici del Terminillo, fino
ad arrivare nei pressi della ferrovia dove riuscì a salire su un treno tra
Cittaducale e Rieti, e raggiunse Roma.
Nel frattempo la prima squadra
di Vigili romani, guidata dall’ufficiale Giacomo Olivieri, era già partita per
Avezzano, ma a causa dell’enorme disastro già il 15 gennaio, alle ore 07.00,
arrivava nella Marsica una seconda numerosa squadra di Vigili, tra i quali c’era
Vincenzo Sebastiani, che si distinse fin da subito per l’eccezionale
professionalità, ed ebbe il ruolo principale nel salvataggio delle signore
Campana Annita, Aloisi Vincenza, Giovannina e Anna Colizza, Filomena Civitella,
Giovannina De Mattei ed Elvira Antonini.
Il Comune di Roma, il Governo
del Re e la Fondazione Carnegie conferirono al Sebastiani la medaglia d’argento
per gli atti eroici e i salvataggi compiuti.
GLI ANNI DELLA GUERRA
1915-18
Nel frattempo la Grande Guerra
entrò in una delle sue fasi più cruente, coinvolgendo anche il nostro paese.
Vincenzo Sebastiani, che s’era congedato sottotenente di complemento del Genio,
fu richiamato alle armi nell’aprile del 1915. Manifestò più volte la speranza
d’essere assegnato ad un reparto di “Alpini Skiatori”, ma venne aggregato, come
coadiutore del comandante Dragotti, ai Pompieri Militari della Seconda Armata.
Il 14 agosto 1916 fu chiamato ad assumere il comando del Distaccamento dei
Pompieri di Gorizia Italiana.
Gorizia veniva bombardata ogni
giorno, e i pompieri erano costretti ad operare sempre in condizioni molto
rischiose. Il tiro nemico si concentrava particolarmente sugli incendi, il fumo
dei quali gli serviva da facile bersaglio. Vincenzo Sebastiani guidava le
squadre dei pompieri egregiamente, sempre in prima linea, sotto il fuoco
dell’artiglieria nemica.
Il 19 agosto del 1917, mentre
era intento a coordinare le squadre di soccorso impegnate a spegnere un grave
incendio sviluppatosi in un palazzo a seguito di un bombardamento, lo scoppio di
una granata provocò delle gravissime ferite a Vincenzo Sebastiani. Il 20 agosto,
dopo un giorno di sofferenze, il Sebastiani spirò.
La commozione, per la perdita
di un ufficiale amato e rispettato da tutti, fu grande. Gli venne immediatamente
conferita la medaglia d’argento al valore, decretata dal Comando dell’Armata,
con la seguente motivazione: “Restava gravemente ferito mentre con abituale
coraggio dirigeva le operazioni di estinzione di un incendio, sul quale
insisteva ancora il tiro di artiglieria avversaria. Appena superata gravissima
operazione, con esemplare serenità si dichiarava contento di aver compiuto il
proprio dovere. Gorizia, 19 agosto 1917” (7) .
Nel 1922
la sua salma verrà trasportata solennemente dal Cimitero di Cormons a Roma. In
occasione di quell’evento, il comandante dei Pompieri di Gorizia, Riccardo Del
Neri, tenne un discorso nel quale, tra l’altro, disse: “E’ stato già
comunicato che il Municipio di Gorizia provvederà a murare a sue spese nella
Caserma Pompieri una lapide in memoria dell’eroico ufficiale, che altrettanto
farà il Corpo dei Pompieri di Roma e che il Club Alpino intitolerà al Suo Nome
il rifugio sul Velino”.
Il 22
ottobre 1922, alla presenza del sindaco di Ovindoli e dei delegati del “CAI”,
ebbe luogo l’inaugurazione ufficiale del Rifugio “Vincenzo Sebastiani”, sito in
località Colletto di Pezza (AQ) a 2.102 m slm, sul complesso del Monte Velino
(8).
1- G. Olivieri, In Memoria,
Vincenzo Sebastiani, estratto dal giornale “Coraggio e Previdenza”
Monitore tecnico dei pompieri, numeri 21-22, Napoli 1917, p. 6.
3- Stazione Universitaria del Club Alpino Italiano.
4- Gli oggetti furono restituiti al generale Segato, che volle donare ad ognuno
dei tre giovani una medaglia d’oro in segno tangibile del suo animo
riconoscente.
5- Gli sci.
6- I vigili del fuoco della Capitale. Vedi anche: Federazione Tecnica
Italiana dei Corpi di Pompieri - Bollettino Ufficiale, Milano 1917.
7- G. Olivieri, op. cit.,
pag. 30.
8- Esiste anche un sito internet dedicato al Rifugio “ Sebastiani”, la cui url è
www.rifugiovincenzosebastiani.it
NOTE: si
ringrazia il sig. Franco Cerroni e il
Gruppo Storico Vigili del
Fuoco Roma per il prezioso contributo alle ricerche.
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