a cura di
Alessandro Fiorillo
Gli inverni dei nostri
Appennini erano assai freddi e nevosi negli anni 30 del secolo scorso. Le
quote di montagna, l’esposizione a venti freddi, erano il mix per stagioni di
freddo intenso, basti pensare ad inverni particolarmente freddi che sono
passati alla storia come quello eccezionale del 1929.
Ma quali erano le impressioni,
i sentimenti, le descrizioni di coloro che vivevano sulla loro pelle degli
inverni cosi freddi e crudi? In anni, poi, dove era assai difficile riscaldare
le proprie case e tenere a distanza il gelo dagli ambienti del vivere
quotidiano. Lo apprendiamo da una fonte diretta, grazie alla deliziosa
descrizione di un bambino di Cappadocia (AQ) che nel lontano 20 agosto del
1931 svolse un tema a scuola dal titolo: “Le lunghe serate d’inverno”.
“Il
possedere una casa è una bellissima proprietà e misero potrà dirsi colui che è
privo anche di un piccolo tugurio. La casa è il luogo più utile e più atto per
il genere umano, perché la maggior parte della vita si svolge principalmente
dentro di essa. O come si sta bene dentro la casa nella rigida e brutta
stagione d’inverno! Che lunghi giorni e che belle serate si trascorrono dentro
di essa. Quando il cielo è di colore nerognolo, venti settentrionali si
innalzano impetuosi nell’immensità dell’aria, la neve densa cade a larghe
tese, tutta la gente sta rinchiusa nelle sue abitazioni a godere la bella pace
delle loro famiglie. Si raccontano fiabe, si cantano stornelli, canzoni,
poesie, si balla, si lavorano cose famigliari. Ma guastano queste belle
felicità tristi pensieri, i quali alcune volte eccitano anche il pianto. Ma
anche dentro le abitazioni il gran freddo infernale si fa sentire, poiché
nelle porte e nelle fessure delle finestre il freddo e il vento inevitabili
entrano impetuosamente. Come soffrono i nullatenenti in questa stagione, molto
nemica per loro! Saranno strettamente spinti a girare il mondo in cerca di
cibo e di ricovero in tutti i tempi, sia buoni che cattivi. Anelano quindi di
possedere al minimo una piccola e brutta abitazione, e un poco di cibo per il
sostentamento necessario. Ecco quei pensieri che turbano le belle e lunghe
serate d’inverno. Cappadocia, 20-8-1931.”.
Pubblicato anche sul sito del Centro Meteo Italiano:
http://www.centrometeoitaliano.it/2010/01/06/le-lunghe-sere-dinverno-racconti-di-altri-tempi-dallappennino/