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ALMANACCO di PaginaInizio.com

 

 






LE SORGENTI DEL LIRI


 

Da non perdere, per coloro che sostano a Cappadocia, una visita alle bellissime Sorgenti del Liri. Si possono raggiungere seguendo un sentiero che parte dal paese, recentemente risistemato dal Comune, e che attraversa il Borgo Orto Pompilio e Vallefredda. Questo sentiero, però, raggiunge soltanto il fiume e la valle sottostante il paese, ma non permette di arrivare fino alle sorgenti (la strada infatti, ad un certo punto è chiusa per la presenza della centrale dell'acquedotto). C'è però un altro sentiero che parte dalla Strada delle Puzzella, laddove termina la strada asfaltata, e che permette di arrivare fin dove dal terreno sgorgano le sorgenti. Si possono così ammirare da vicino i "Boccapesci", cioè le sorgenti stesse, come in dialetto locale vengono chiamate. Questo perché l'improvviso getto d'acqua delle sorgenti che si apre sul terreno ricorda quasi la bocca di un pesce che spara acqua. Consiglio vivamente questa escursione, con le dovute precauzioni in quanto il sentiero non è segnato e in alcuni punti è anche un impegnativo. Il periodo migliore per questa escursione è compreso tra i mesi di aprile e maggio, quando lo scioglimento delle nevi carica le sorgenti di una portata e di un getto d'acqua vigorosi. Il Liri costituisce il principale dei due corsi d'acqua dalla cui unione si forma il Garigliano. Si sviluppa per 120 km. dei complessivi 158 km del Liri-Garigliano. Il Liri ha appunto origine nei pressi di Cappadocia, appena sotto al paese, a 1108 m. di quota. Sul suo bacino idrografico gravita la popolosa conca abruzzese del Fucino. Il fiume scende rapido verso sud-est, percorre la Valle Roveto ed entra nel Lazio. Bagna la città di Sora, riceve il Sacco, suo principale affluente, quindi si unisce al Garigliano. Nell'ultimo tratto del suo percorso segna il confine fra il Lazio e la Campania, sfociando nel Golfo di Gaeta, presso Minturno. Seguono le foto dei "Boccapesci", delle Sorgenti del Liri, scattate nel corso di due diverse escursioni da me e da Stefano Tocci.

 

 

 

 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Loreto Romani beve le freschissime e purissime acque del Liri

 


Le sorgenti del Liri viste dalla piazzetta antistante la Chiesa di San Biagio

 


Autori delle foto di questa pagina: Stefano Tocci e Alessandro Fiorillo



"Nei miei ricordi riaffiora spesso il nostro caro fiume quando, alimentato dai primi acquazzoni estivi, gorgogliando allegro si divincolava tra gli anfratti per andare a distendersi chiaro e luccicante lungo la valle; come un potente e fresco alito, la sua voce risuonava e si confondeva con il fruscio dei salici docilmente pettinati dal vento. Tracimando qua e là, tra un'ansa e l'altra, formava tanti specchi che il sole del mattino illuminava e la valle appariva più profonda e più verde. Io restavo incantato ad ascoltare in silenzio, immerso dolcemente in quella verde culla tra Monte Arunzo e Monte Camiciola."

 

Gerardo Rosci

 

"In una storia piccolissima, ci sono almeno una casetta, un giardinetto, una montagna piena d’alberi, una valle incantevole, un fiume, e un bel bambino dagli occhi grandi. La casa è piccola e ha pietre scure, grandi e vecchie quasi come il castagno di Fosso Fioio. Nelle fessure tra le pietre s’annidano i ragni e le scolopendre veloci; e gli scorpioni - quand’è notte e le falene svolano mute ai lampioni - li vanno a cacciare. Le camere della piccola casa hanno le volte incrociate e i muri bianchi irregolari; al bambino piacciono soprattutto l’estate, perché le vecchie persiane hanno già perso alcuni pezzi, e lasciano che il sole spanda indisturbato fasci di luce nelle stanze in ombra. Dalle finestre, che danno sulla valle, egli guarda ai grandi boschi della montagna che salgono salgono proprio di fronte a lui. Spesso a primavera ha sentito gridare le poiane, nella valle, oppure, d’Agosto, lo stridio di mille rondini. E certi giorni, quando è scuro e piove, se guarda verso il monte dei faggi, le gocce della pioggia può contarle tutte quante, una ad una. Ma al momento del disgelo il bambino sa che s’affaccerà stupito alla più grande meraviglia: la nascita di un fiume! In fondo alla valle e agli occhi suoi, nascono "le sorgenti fredde del Liri tra i macigni, dove scendono e salgono le donne con le conche sul capo". E in un giorno piovoso che non si può mai sapere, gli appaiono d’incanto cascate di spuma tra cattedrali di muschio. Il loro fragore è impressionante. Il bambino le ha sentite chiamare dal vecchio Nunzio: "boccapesci". Ha subito pensato che boccapesci è un nome bellissimo. Sono cascate… a "tempo". La montagna si riempie il ventre di acqua di neve e quando arrivano piogge torrenziali, si gonfia si gonfia fino ad esplodere (quasi come una voglia di piangere tenuta serrata per lungo tempo). Non accade tutti gli anni, e il bambino sa già che quel miracolo durerà poche decine di giorni (nemmeno una montagna può piangere per una vita). Ma è una cosa che segna il cuore per sempre; così come di sera addormentarsi con quel tumulto in mezzo ai sogni. Adesso che è l’estate, il fiume è accappato di fogliame e non si vede, e scorre lento e senza fragore. Nel piccolo giardino della casa fioriscono le rose e il bimbo gioca a palla sopra l’erba. Nunzio di Cauzone passa fuori al vialetto con la falce in mano: se ne va in Solagna, a tagliare l’erba e a metter l’acqua alle galline. Il vecchio strilla roco un sorriso al bambino, intanto che un picchio verde ride da lontano."

 

Gabriele Ciutti




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